Se fosse possibile racchiudere la memoria storica del mondo in un libro,

quali capitoli andremmo a rileggere con orgoglio?

Quali invece vorremmo riscrivere, correggere, cancellare?

Oseremmo veramente strappare le pagine più scomode

per nascondere delle verità imbarazzanti?

Ogni errore dimenticato tende ad essere ripetuto,

talvolta in modo più doloroso.

Spetta a noi riflettere, decidere, ricordare...

La caccia alle streghe

Nel corso dei secoli, l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della stregoneria mutò più volte. In origine i racconti che riguardavano donne - solitamente anziane - in grado di esercitare le arti magiche per lanciare o stornare i malefici erano considerati alla stregua di una favola e ogni evento inspiegabile era ricondotto ad un imperscrutabile disegno divino.
Nella totale indifferenza del gruppo clericale, la stregoneria dilagò e si diffuse in modo capillare in tutta Europa, al punto che, tra XV e XVI secolo, in ogni villaggio vi era almeno una donna in grado di esercitare poteri occulti.
I sacerdoti, spesso sminuiti dalla fiducia che il popolo riponeva in queste donne, capirono che la stregoneria era una realtà scomoda e pertanto doveva essere annientata.
Intorno al 1487 venne scritto dai due frati domenicani Heinrich Institor Kramer e Jakob Sprenger un libro emblematico, che divenne presto il "Manuale" d'uso nei processi della Santa Inquisizione: il "Malleus Maleficarum " (martello delle streghe), ispirato alla bolla "Summis desiderantes affectibus" promulgata dal papa Innocenzo VIII tre anni prima.  
Gli autori giudicavano la donna di gran lunga inferiore rispetto all'uomo e facevano derivare il termine "femmina" dalle due parole "fe" e "minus", avvalorando l'ipotesi di una sua "fede minore".
Per questa originale debolezza, essa cederebbe con facilità alle lusinghe del Diavolo consumando sovente con quest'ultimo rapporti di natura sessuale.
Provare la colpevolezza di una strega significava riscontrare una zona del suo corpo esente dal dolore (il cosiddetto "marchio del Diavolo"), usando strumenti di tortura quali spilloni e ferri arroventati.
Bastavano alcuni (falsi) testimoni per trascinare chiunque in tribunale e segnare il suo destino.
In soli 150 anni furono condannate al rogo più di 30.000 persone dalla sola Chiesa Cattolica, ma si pensa che il numero delle vittime ammonti a diverse centinaia di migliaia.

 

  Nell'immagine a destra un ritratto del papa Innocenzo VIII, a sinistra il frontespizio del Malleus Maleficarum Edizione 1669

In basso a sinistra una raffigurazione d'epoca (1685) attribuito a J.Luyken e in alto a destra un celebre dipinto di Francisco Goya.

Il Compendium Maleficarum

Nell'anno 1605 Francesco Guaccio, un frate dell'ordine di Sant'Ambrogio, fu convocato alla corte del duca di Germania Guglielmo III che versava in gravissime condizioni di salute mostrando sintomi non ascrivibili ad alcuna malattia conosciuta.
Il frate capì sin dall'inizio che il duca era vittima di un maleficio. A seguito di tale incontro, nel 1608,  egli scrisse un'opera in tre libri denominata "Compendium Maleficarum", corredata da 31 xilografie, in cui narra le tecniche usate dal Demonio per vessare i suoi malcapitati. Xilografie  1  2  3  4

Autodafè
L'esecuzione della sentenza

Il Tribunale dell'Inquisizione (che operò in Sardegna a partire dall'anno 1492), una volta decretata la sentenza relativa ad ogni processo, organizzava una cerimonia pubblica per i rei chiamata "Autodafé" (dallo spagnolo "auto de fe" ovvero atto di fede), in cui venivano eseguite le penitenze e le condanne.
I colpevoli sfilavano in processione con il capo rasato, ed il petto coperto dal "sanbenito", una sorta di saio riportante un'immagine particolare: una croce di Sant'Andrea se vi era stato un pentimento, una mezza croce in caso di ammenda, delle fiamme se vi era stata una condanna a morte.
Il penitente aveva l'obbligo di indossare il sanbenito ogni volta che usciva di casa, per tutto il tempo decretato dai giudici inquisitori.
Espiata la pena questo veniva esposto presso la chiesa del paese, a ludibrio del reo e della sua famiglia.

"Autodafè in Plaza Mayor" del pittore Francisco Rizi (1683)
Nell'immagine in alto a destra una riproduzione del Sanbenito di Julia Carta
(Museo S'Omo 'e Sa Majarza - Bidonì)

Julia Carta, una strega famosa

In Sardegna, fu inquisita intorno al 1596 Julia Carta, che ha vissuto per moltissimi anni a Siligo (Logudoro).
Nella mappa sottostante è localizzato questo piccolo paese.

Julia rappresenta un mondo in cui l'uomo aveva un rapporto molto intimo con la natura: vi si rivolgeva per trovare una cura ai propri mali, fisici o esistenziali (difficoltà nel trovare moglie o marito, problemi nel relazionarsi, turbamenti d'animo).
Accusata più volte di eresia e stregoneria, ci sono prevenuti in forma pressoché integrale gli atti dei suoi processi.
Ho pensato quindi di approfondire alcuni aspetti della sua vita in una pagina di questo sito a lei dedicata.

Tra magia e superstizione

Anticamente in Sardegna le donne avevano gran timore delle "coghe", chiamate anche impropriamente "streghe vampiro": queste agivano durante la notte succhiando il sangue dei bambini (soprattutto quelli non ancora battezzati); erano molto ignoranti e sapevano contare solo fino a tre, così veniva posto sovente un forcone sull’uscio di casa in modo da confonderle e sviare le loro attenzioni, dato che non sapevano resistere al tentativo di enumerare le punte. Si diceva che fossero infastidite dal forte odore dell'Issopo, un'erba aromatica affissa per tale motivo sugli stipiti, all'ingresso delle abitazioni.
Le persone invidiose (anche inconsapevolmente) potevano poi con uno sguardo maligno (S’ogu malu) danneggiare i piccoli facendoli ammalare. Per evitare che trasmettessero il "malocchio" era opportuno un loro "tocco benedicente", diversamente si doveva ricorrere a qualche anziano guaritore capace di fare “sa mixina e s’ogu” (la medicina dell'occhio).
Per proteggere i neonati si usava regalare dei monili in argento, con coralli e pietre nere (Pinnadellu o altri) e dei braccialetti verdi che servivano a distogliere dai piccoli ogni sguardo malevolo, "assorbendolo". Poteva tornare utile anche far indossare i capi di biancheria intima al rovescio.
Altre volte venivano donati degli scapolari con delle preghiere racchiuse all'interno.

 

Il Malocchio

Che cos'è, esattamente, il malocchio?
Nelle credenze popolari, il malocchio è l'influsso malefico trasmesso con lo sguardo, in modo più o meno consapevole; a scatenarlo sono sentimenti come l'invidia o l'eccessiva ammirazione di chi non possiede qualcosa di similmente bello e prezioso. Di conseguenza chiunque può lanciare il malocchio, anche se in passato si temevano in modo particolare i preti, i guerci, gli orbi e tutti coloro che sapevano leggere, perché il loro occhio era ritenuto più evoluto.
Quali sono i sintomi del malocchio e come si fa a eliminarlo? ...

Amuleti e pietre

Già nei culti ancestrali, vi erano sacerdotesse che attribuivano ad alcune pietre un potere apotropaico.
Con il passare dei secoli, vennero prodotti oggetti che richiamavano il significato di quelle antiche pietre magiche sotto forma di amuleti e talismani. Si ritiene che i primi svolgano una funzione protettiva per chi li porta, e gli altri possano persino influenzare il corso degli eventi.
Esiste una grande varietà di amuleti, che vengono utilizzati per scongiurare malattie ed allontanare il malocchio.
Il materiale di cui sono composti ed il colore dominante conferirebbero loro un forte potere magico ed alchemico.
Argento, corallo, ossidiana, conchiglie variopinte: questi elementi, sapientemente combinati da abili artigiani, diventano oggetti di gran pregio che vengono tramandati di generazione in generazione.
Continua a leggere...

S'Afumentos

 

 

Riporto qualche stralcio di un'intervista rilasciatami qualche settimana fa dalla Dott.ssa Susan Ecca, direttrice del Museo "S'Omo 'e Sa Majarza", presso Bidonì, un paesino nel cuore della Sardegna sulle rive del fiume Tirso.

 

- S'Afumentos: di che cosa si tratta?

E' una terapia praticata a fronte di malesseri inspiegabili, refrattari a qualsiasi cura tradizionale. La sua funzione principale è di catturare con delle fumigazioni il malessere e portarlo via. Julia Carta, inoltre, usava questa tecnica per capire, attraverso il tipo di fiamme che vedeva, se una persona sarebbe sopravvissuta oppure no. Anche per questo è stata accusata: in due casi aveva infatti predetto la morte di qualcuno. Lei usava anche delle monete che bruciando sprigionavano fiamme e fumi di colori e forme diverse facendole capire che cosa sarebbe accaduto alla persona.

- Che cosa serve per praticare S'Afumentos?

Innanzitutto, occorre una tegola capiente che possa contenere pezzi di carbone, braci ardenti in cui far bruciare diverse cose.
Il fumo che si sprigiona viene indirizzato verso la persona malata che dev'esserne totalmente avvolta.

- Quali ingredienti vengono bruciati?

Julia Carta bruciava palme benedette, la cera delle candele del giovedì santo e l'olivo benedetto, ma anche monete e altro materiale "profano". C'è sempre la commistione dell'elemento religioso e di quello  pagano.

- Esiste un luogo ideale per praticare S'Afumentos?

Questa è una terapia che tutt'ora non si fa in presenza di altre persone. Ci dev'essere solo il terapeuta e l'ammalato perchè con il fumo se ne va via il malessere che potrebbe contagiare altre persone.

- Non c'è il pericolo che si ammali l'operatore?

No,  l'operatore non corre questo rischio: è immune.

- Tutto ciò è un retaggio del passato oppure no?

Julia Carta praticava molto intensamente questa terapia, che comunque è ancora abbastanza viva ed attuale.

 


Le streghe nei dipinti d'epoca...

e nella fantasia popolare.

 

"Magico cerchio" di John William Waterhouse (1886)

 

"Il grande capro" di Francisco Goya (1798)

 

"Le streghe" (1) di Frans Francken

 

"Le streghe" (2) di Frans Francken

 

"Le streghe" (3) di Frans Francken

 

"Il Sabba delle streghe" di Francisco Goya (1798)

 

"Sa Filonzana" presso il Museo S'Omo 'e Sa Majarza di Bidoni'

 

La maga di John William Waterhouse (1911)

 

Le tre streghe (H. Fussli - 1783 - Zurigo, Kunsthaus)


 

Uomini e donne processati in Sardegna con l'accusa di stregoneria

 

 

ALES (diocesi)

Nana LONI – seconda metà sec. XVI

sacerdote anonimo – seconda metà sec. XVI

ARITZO

Antonia USAY: Subì due processi con l'accusa di stregoneria, nel 1585 e 1593

ARZANA

Martino SETXI – 1583. Sotto tortura, confessò di aver avuto rapporti sessuali con il demonio che aveva assunto le fattezze di una donna e l'aveva convinto a vendergli l'anima.

ATZARA

Sardingia MELEDU – post 1593

BARADILI

Giuliana TROGU – probabilmente condannata al rogo nel 1565

BONO

Mialita MELE – 1578

BONORVA

Catalina Angela COSSA – 1677

BOSA

Pasha CRISPO – 1593

BUDDUSÒ

Marianna ELISAY – 1677

CABRAS

Giusta CONJUS e sua figlia Caterina, penitenziate per superstizione.

CAGLIARI

Catherina CORELLAS – 1593

Donna Catalina VACCA: venne esiliata insieme alla figlia, Serafina Vacca, considerata sua complice in un tentativo di congiura contro il Duca di San Germano.

Grazia POLA: Penitenziata per superstizione insieme a sua figlia Elena TERRES.

Mattia MALLA: processato nel 1540, confessò di aver conservato un diavolo all'interno di un'ampolla.

Isabella CONTENE: confessò di adorare il demonio e fu condannata all'autodafè del 30/11/1593.

CASTELSARDO

Caterina CURCAS – 1577. Ammise di aver stipulato un patto col diavolo e di essersi concessa a lui per tre anni e tre mesi, durante i sabba che si tenevano in una valle chiamata "Valle dell'Inferno".

Caterina MAFULLA: Condannata all'autodafè del 14/12/1578. Confessò di aver partecipato ai Sabba e di avervi incontrato le anime di alcuni defunti di sua conoscenza.

CHIARAMONTI

Nicola DEMELAS - 1578

Leonardo MARONJO PINNA – data incerta.

Isquinta FOY – esiliata dal parroco del suo paese, membro dell'Inquisizione.

COSSOINE

Juana SEQUE MORO - 1622

CUGLIERI

Caterina ESCOFERA: Fu accusata di stregoneria perché tentava spesso di comunicare con il figlio, morto in giovane età. Torturata, fu condannata ad un pubblico autodafè il 14/08/1583.

Pasqua FARA: aveva fama di essere una bruxia perché correva voce che avesse ucciso dei bambini sfruttando poteri occulti.

ESCOLCA

Antonia ORRÙ – 1583. confessò di essersi nutrita del sangue di due bambini mordendo loro i piedini nel sonno.

Maria LOY: Fu probabilmente accusata di avere avuto rapporti carnali con il demonio.

GEMUSSI

Sebastiana PORRU: Processata due volte per stregoneria, nel 1583 e nel 1593.

GERGEI

Antonio COCO: Dichiarò di aver stipulato un patto con il demonio in cambio di denaro.

GHILARZA

Balthasar TUVERI [assolto dall'accusa di stregoneria] - 1592

GIRASOLE

Benedetta MELI: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

Murgana MURLA: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

GONNOSCODINA

Maria ZARA: bruxia, indovina e fattucchiera, si serviva di fatture e pratiche superstiziose per salvare una vita o distruggerla, a seconda dei casi.

GONNOSNÒ

Truisco CASULA: accusato di avere adorato il demonio, fu condannato al rogo il 7 dicembre 1545.

ISILI

Antonina DESÌ – 1592

LOTZORAI

Antioga LODDU: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

MACOMER

Gavino FAEDDA – 1678

MAMOIADA

Juan Angel MEREU – 1640

MANDAS

Antonio MEREU: Contandino, fu condannato nel 1618 con l'accusa di aver trasformato dell'acqua in sangue con l'aiuto di entità demoniache.

MARACALAGONIS

Anna DE SESTO: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

GIOVANNA SESTO: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

MARTIS

Caterina MAFULLA – 1578

MASULLAS

Nina PORTA: confessò di essersi trasformata in un gatto nero dopo aver invocato il diavolo, ma fu assolta perché probabilmente la sua confessione era condizionata dalla paura.

MONSERRATO (PAULI)

Elena MADELLO: Condannata a morte nell'autodafè del 1527.

NUORO

Pedrita BASIQUEDO – 1605

NURRI

Maria CABONI: Condannata a morte nell'autodafè del 1527.

ORISTANO

Anna COLLU – 1578

Formezino ATZENI – 1577

Giovanna Angela COCU – 1590

Lucia PIZOLU: subì due processi per stregoneria perché accusata di aver stipulato patti con il demonio e di essersi concessa a lui; fu condannata a morte, ma la pena fu convertita in 200 frustate e un esilio di dieci anni.

ORROLI

Antonia ARCEDI: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

ORTUERI

Sebastiano ZUCCA: Nel 1578, confessò di aver venduto l'anima al diavolo e di aver visitato l'Inferno.

ORUNE

Andrés MONNI – primi decenni del sec. XVII

OSCHIRI

Santa DE CAMPO – 1587

OSILO

Antonio SANTINO – 1680

PLOAGHE

Antonia DE SINI Y FOI – 1587

PERFUGAS

Giovanni MANCA MELI: Arrestato nel 1661 con l'accusa di aver rinchiuso due demoni all'interno di ampolle.

POSADA

Caterina DE SARRABUS: Nel 1598 subì il sequestro dei beni e l'esilio.

SAN GAVINO MONREALE

Joanne FIGUS – 1583

SASSARI

Martina VENTURA

Sebastiana JUSTAMENTE (zingara)

SEDILO

Antonia PIRA – 1590.

SEDINI

Chiara DE DOMINICON: Ammise di aver partecipato a numerosi sabba.

Giovanna PORCU: Condannata all'autodafè del 14/08/1583. Confessò di aver partecipato ai Sabba e di avervi incontrato anime di defunti di sua conoscenza.

Angela CALVIA: Condannata all'autodafè del 14/12/1578. Confesso che durante le riunioni sabbatiche adorava un demonio più anziano degli altri, che aveva le sembianze di un vecchio canuto.

SEMESETENE

Quiriga DEIDDA: Penitenziata nel 1587. Accusata di aver avuto rapporti carnali con il demonio in cambio di cibo.

SERRAMANNA

Damiana CORONI: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

SERRENTI

Gemiliano PORCEDDA – 1622

Caterina ANGIUS: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

SEUI

Caterina LAY – affermò di partecipare ai sabba che si tenevano in una zona lontana dal paese, chiamata "Riu de su suergiu".

Nanedu LUSU – 1608. Era accusato di aver venduto l'anima al demonio.

SIAMAGGIORE

Miqueli CANI: Processata nel 1590 per "superstizione" dall'arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.

SIAMANNA

Crescentina MAMELI: Processata nel 1590 per "superstizione" dall'arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.

SILIGO

Julia CARTA – 1596-1614

Giorgia SANNIA – seconda metà sec.XVI

Juan Pedro MASALA – seconda metà sec. XVI

Juana PORCU – seconda metà sec. XVI

Thomasina SANNA – seconda metà sec. XVI

SILIQUA

Maria LOY – 1587

SITZAMUS

Bernarda DEANA: fu trovata in possesso di cinque amuleti.

SORGONO

Clara SERRAU: Condannata a morte nell'autodafè del 1527.

TERTENIA

Caterina PORCU - 1582

Caterina PIRA: Condannata nell'autodafè del 14/08/1583. Dichiarò di sapersi trasformare in mosca per nutrirsi del sangue dei bambini. Diceva di usare, per l'occasione, un unguento magico che strofinata su fronte e talloni.

TORRALBA

Francisco DE MARTIS – 1622

TORTOLÌ

Antioga ROMEA: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

Barsola TULA: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

Giovanna DEJANA: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

Maddalena MURGIRI: Condannata a morte nell'autodafè del 1526.

TUILI

Anjone DEANA: fu condannata al rogo per aver fatto abortire una cugina.

VILLACIDRO

Maria FONESA – 1674

Sisinnia PALMAS – 1674

VILLANOVA MONTELEONE

Leonarda DE MONTE (nativa di Flussio) – 1585

VILLANOVAFRANCA

Pasqua SERRAU – 1583. Accusata di partecipare ai sabba che si tenevano a Santa Giusta, confessò di aver adorato un diavolo battezzato, che doveva quindi essere un defunto condannato all'Inferno.

Le streghe hanno smesso di esistere

quando noi abbiamo smesso di bruciarle

(Voltaire) 

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